Come funziona un buon ufficio stampa

Innanzitutto: non come quello del Ministero dell’Ambiente. Per il quale nei mesi ho sviluppato un’antipatia viscerale. Esistono due tipi di ufficio stampa: quello che organizza e facilita la comunicazione di un dato ente o soggetto con i media, e quello che ha il preciso compito di filtrare, o più appropriatamente bloccare la comunicazione con i giornalisti.

Incappare in questo tipo di ufficio stampa, che peraltro in Italia va per la maggiore, è una delle esperienze più irritanti che possano capitarti nella vita. Per questa ragione, ogni volta che ho bisogno di contatti o informazioni mi guardo bene dal rivolgermi all’area stampa.

Un caso studio classico è il sopracitato Ministero dell’Ambiente, con il quale ho avuto la disgrazia di interagire (o meglio tentare di farlo) più volte. La conversazione standard con l’ufficio stampa: “Buongiorno, sono taldeitali, scrivo per taldeitali e avrei bisogno di falahlaha”. “Ahhhhh guardi, io non posso dirle niente, bisogna che prima senta il portavoce. Il portavoce comunque non c’è mai, e non risponde mai al cellulare. Forse dopo torna, non so, o forse domani. Riprovi più avanti”. Riprovo più avanti, per otto o nove volte. “Senta, non potrebbe almeno mandarmi un comunicato?” “Ahhhhhh guardi, io non posso mandarle nessun comunicato senza l’approvazione del portavoce. Il portavoce comunque non c’è mai, e non risponde mai al cellulare. Forse dopo torna, non so, o forse domani. Riprovi più avanti”. Penso sia superfluo, per tutto il resto del mondo, osservare che i comunicati stampa vengono prodotti con l’avallo delle fonti ufficiali, e che quindi non dovrebbero essere approvati prima di essere spediti. Comunque.

Due giorni fa mi è capitato di dover fare un’intervista al portavoce del Commissario Europeo per l’ambiente. Avevo due numeri: il suo diretto e quello dell’addetta stampa. Forte della mia esperienza, mi accingo a contattare l’addetta senza alcuna speranza, così, per pura formalità. E’ facile immaginare la mia sorpresa quando nonostante il mio inglese maccheronico l’addetta mi abbia dato la sua disponibilità a fissare un appuntamento negli orari che preferivo. E mi abbia mandato poi una mail con una quantità di materiale utile, e il cellulare del portavoce. Che si è fatto trovare e ha risposto cortesemente alle mie domande, senza apparentemente rilevare l’inglese stentato.

Sogno o son desta? O semplicemente le istituzioni non hanno ancora capito che parlare coi giornalisti conviene a tutti, a meno che non si abbia qualcosa da nascondere?

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