Economia for Dummies – cosa sono i titoli di stato

Nessuno lo ammetterebbe mai, soprattutto tra noi giornalisti che amiamo spacciarci per tuttologi. Ma in economia siamo molto ignoranti.

Capita talvolta che io superi la vergogna e faccia il mio mestiere, cioè porre la fatidica domanda del cretino. Stavolta ci è andato di mezzo il mio amico Luis Patrizi, che lavora nell’ambito finanziario e, da ospite esterno (e politicamente estraneo) a questo blog, mi ha spiegato in modo approfondito come funzionano i titoli di stato.

[E non dite “lo sapevo già” perché non ci credo :”) ]

Quando si parla di debito pubblico si parla di soldi che lo stato ha chiesto in prestito. A chi? A tutti coloro che sono stati disposti a prestaglieli: singoli cittadini, banche, assicurazioni, fondi pensioni, fondi comuni di investimento, governi stranieri etc.

Come avvengono i prestiti? Si dice in gergo che lo stato “emette titoli di stato” (o titoli di debito, o obbligazioni…). Cosa significa? Significa che gli “investitori” (o obbligazionisti, o creditori), cioè tutti coloro che prestano soldi allo stato, comprano titoli di stato che frutteranno a loro tot interessi.

Ad esempio, io do allo stato 95 euro e lui mi restituisce a fine anno 100: significa che io ho acquistato un titolo di stato annuale con un rendimento annuo del 5,26 % circa.

Questi prestiti avvengono sotto forma di “asta”, da qui il nome “asta dei titoli di stato”. Gli stati, periodicamente, indicono delle aste per raccogliere prestiti che dovranno restituire entro un certo orizzonte temporale. Ad asta avvenuta, si può stabilire qual è l’interesse che lo stato dovrà pagare a tutti coloro che gli hanno prestato i quattrini per quel determinato orizzonte temporale. Quel tasso di interesse (cioè quello che permette allo stato di raccogliere i soldi il giorno dell’asta) è quello che viene definito “rendimento all’emissione”, limitatamente a quell’orizzonte temporale.

Il gioco però non finisce qui. Già 1-2 giorni dopo l’asta, o a volte anche subito dopo, a seconda dei casi, tutti coloro che hanno deciso di partecipare all’asta e prestare soldi allo stato possono rivendere gli stessi titoli a qualcun altro.

Ad esempio: io partecipo oggi all’asta per un prestito annuale, a fine asta il tasso di interesse annuo definito è circa il 5,26%, quindi per ipotesi io presto allo stato 95 euro e lui tra 365 giorni mi restituisce 100 (ipotizziamo un anno da 365 giorni esatti); in gergo si direbbe che ho acquistato all’emissione un titolo di stato annuale al 5,26%.

Il giorno dopo l’asta io mi rendo conto che ho bisogno di soldi e non mi bastano i soldi che ho sul mio conto corrente. Cosa faccio? Non sono costretto ad aspettare un anno affinchè lo stato mi restituisca 100 euro e nemmeno sono costretto ad aspettare che la mia azienda mi paghi lo stipendio a fine mese: posso rivendere immediatamente sul mercato quel titolo di stato che ho acquistato all’asta il giorno prima. Ma a che prezzo? Al prezzo di mercato, cioè al prezzo al quale trovo qualcuno disposto a comprarmelo. Se sono fortunato, oppure ho scelto il momento opportuno, trovo qualcuno che è disposto a comprare ad un prezzo più alto (ad esempio 96) rispetto a quello che ho pagato io; altrimenti potrebbe andarmi male e potrei trovare qualcuno disposto a pagare solo di meno rispetto a quello che ho pagato io ed in questo caso ci perderei.

Ipotizziamo che io sia stato fortunato e il giorno dopo abbia rivenduto il titolo a 96. 

A questo punto è utile definire alcuni valori: 

95 è il prezzo al quale il titolo è stato emesso il giorno dell’asta.

96 è il prezzo di mercato al quale io ho venduto il titolo il giorno dopo l’asta.

5,26% circa è il rendimento annuale del titolo, che scade dopo 365 giorni, definito il giorno dell’asta.

Il tizio, che ha comprato il titolo da me a 96, riceverà esattamente come me 100 a scadenza, però dopo 364 giorni e non più 365 (364 perchè ha comprato il titolo un giorno dopo di me. Lo stato restituisce i soldi con gli interessi nel medesimo giorno, però il tizio che ha pagato 96 dovrà attendere un giorno in meno dato che ha acquistato il titolo un giorno dopo l’asta. Se avesse comprato il titolo 2 mesi dopo l’asta, avrebbe dovuto attendere 10 mesi ect ect) : la differenza tra me e lui è che io avevo spuntato un rendimento annuo del 5,26% circa (cioè presto 95 e dopo 365 giorni ottengo 100), mentre il tizio che ha comprato da me il titolo a 96 ha spuntato un rendimento del 4,18% circa annuo (cioè ha comprato qualcosa a 96 e dopo 364 giorni otterrà sempre 100)

Dal punto di vista dello stato è importante sia il tasso di interesse definito all’emissione (cioè il 5,26%), sia il tasso di interesse di mercato, cioè quello che emerge dagli scambi che avvengono sul mercato (ossia il 4,18%).

Erroneamente si potrebbe pensare che allo stato interessi solo il tasso di interesse che viene definito il giorno dell’asta, dato che è quello che lui deve pagare per raccogliere denaro. In realtà gli stati indicono le aste periodicamente e, quindi, all’asta successiva il tasso di interesse che emergerà sarà un tasso di interesse molto vicino a quello di mercato valevole per il medesimo orizzonte temporale, cioè al tasso di interesse, per l’orizzonte temporale considerato, che emerge dagli scambi i giorni precedenti all’asta o anche un istante prima che finisca l’asta.

Infine dobbiamo aggiungere alcune note:

1) Per semplicità abbiamo utilizzato un esempio con titoli di stato annuali senza cedole. In realtà esistono titoli di stato con scadenze diverse e pagamenti differenti.

2) L’unità di misura che si utilizza per quantificare l’ammontare di titoli di stato emessi (ma il discorso si può estendere a tutte le obbligazioni), ovvero la “quanto” lo stato si è indebitato all’asta, non viene espresso con il “numero di obbligazioni” emesse. Non si dirà, cioè, sono state emesse tot obbligazioni a tot prezzo. Si dirà ,invece, che è avvenuta un’asta di titoli di stato per un valore nominale di tot ad un prezzo di tot%.

Torniamo al nostro esempio. Ipotizziamo che il giorno dell’asta siano stati raccolti dallo stato 4.750.000.000 € e dopo 365 giorni lo stato debba rimborsare 5.000.000.000 € ,-il rendimento all’asta è appunto 5,26% annuo – in questo esempio il valore nominale emesso corrisponde a 5.000.000.000 €.

Dato che 4.750.000.000 è il 95% di 5.000.000.000, si dirà che il prezzo di quel titolo all’emissione è il 95% del valore nominale. I 100 euro, che in teoria dovevamo ricevere a scadenza, corrispondevano al valore nominale da noi sottoscritto.

3) Quando si vuole isolare l’effetto di una singola variabile, in economia si ragiona “ceteris paribus”; cioè a parità di tutte le altre circostanze. Tornando alle aste di titoli di stato, per lo stato è ovviamente preferibile spuntare in asta un tasso di interesse il più basso possibile,”ceteris paribus”.

Bisogna specificarlo perchè in realtà i tassi di interesse possono mutare per altri motivi; cioè per decisioni della Banca Centrale ma questo esula dal nostro ragionamento. Quindi diciamo che, “ceteris paribus”, allo stato (cioè al debitore o “emittente” di titoli di stato) conviene spuntare in asta un tasso più basso possibile.

One response to “Economia for Dummies – cosa sono i titoli di stato

  1. Finalmente, una spiegazione normale! Grazie! Essendo una storica non ero ancora riuscita a trovare qualcosa che mi chiarisse un minimo le idee!

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