The Limits to Growth, 40 anni e non sentirli

Lo studio, realizzato nel 1972 da un team di ricercatori del MIT guidati da Dennis Meadows, ha vissuto nelle ultime decadi una storia di alti e bassi.

Commissionata dal Club di Roma, la ricerca presentava una proiezione integrata del futuro dell’umanità tenendo conto di una serie di modelli predittivi relativi a cinque parametri fondamentali: popolazione, produzione di cibo, produzione industriale, inquinamento, consumo delle fonti non rinnovabili. Questo celebre grafico ne illustra i risultati:

La tesi generale emersa dallo studio sostiene che se l’attuale tasso di crescita della popolazione, dell’industrializzazione, dell’inquinamento, della produzione di cibo e dello sfruttamento delle risorse continuerà inalterato, i limiti dello sviluppo su questo pianeta saranno raggiunti in un momento imprecisato entro i prossimi cento anni. Il risultato più probabile sarà un declino improvviso e incontrollabile della popolazione e della capacità industriale.

Dopo un periodo di interesse seguito alla sua pubblicazione, che ha fatto di Limits to Growth (LtG) una pietra miliare nell’ambito degli studi sistemici sulla sostenibilità, negli anni ’80 e ’90 il rapporto fu duramente criticato, e ne fu negata la credibilità scientifica.

La critica più nota, presentata tra gli altri da alcuni premi Nobel, sostiene la capacità dell’uomo di dotarsi di tecnologie in grado di risolvere la crisi energetica e demografica.

Solo negli ultimi anni l’interesse verso LtG sembra essersi riacceso, anche a fronte della crisi economica che ha messo in luce le debolezze del nostro sistema di sviluppo. Alcune tra le ultime pubblicazioni che lo riprendono sono di Graham Turner (2008) e Ugo Bardi (2011).

In particolare, lo studio di Graham prende in esame i modelli proposti dal team di Meadows e li incrocia con i dati effettivamente raccolti negli ultimi 30 anni. Ecco il risultato (grafico pubblicato su Smithsonian):

Facendo clic sulla figura per ingrandirla, si vede come gli andamenti osservati nell’ultimo trentennio (riga piena) corrispondano in modo sorprendente al modello dei ricercatori del MIT nel 1972 (riga puntinata). Possiamo concludere che le previsioni per i prossimi decenni, in uno scenario business as usual, siano più verosimili di quanto molti detrattori abbiano sostenuto finora.

Già nel 1972 la ricerca sosteneva che la mitigazione del rischio fosse possibile, e sottolineava il ruolo significativo delle politiche di governo nazionali e internazionali per scongiurare il pericolo di un tracollo brutale e la perdita di molte vite umane. Lo shock energetico avrebbe comunque avuto luogo, ma in base ai provvedimenti dei governi avrebbe potuto essere più o meno grave.

Dall’epoca della prima pubblicazione di LtG, poco o nulla è stato fatto in termini di mitigazione, e oggi i risultati della crisi cominciano ad assumere un aspetto terrificante. Ecco cosa si legge oggi sul Fatto Quotidiano. E stando a quanto dice Loretta Napoleoni, ma ormai è sentire comune, il problema non è solo della Grecia.

A quarant’anni dalla sua prima pubblicazione, dunque, il rapporto Limits to Growth ha ancora molto da insegnare. Forse ora, con un ritardo che per alcuni è già irreparabile, qualcuno comincerà a pensarci sopra.

Da leggere:

Graham Turner (2008). “A Comparison of `The Limits to Growth` with Thirty Years of Reality”. Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO)

Ugo Bardi (2011). “The limits to growth revisited”. Springer editions.

9 responses to “The Limits to Growth, 40 anni e non sentirli

  1. Un momento pero’, quella teoria si basa su un nesso che i dati 1970-2000 non hanno ancora provato: che a un certo punto cioe’ le risorse (acqua dolce, cibo, energia, minerali), sia rinnovabili che non rinnovabili, non basteranno per tutti e bloccheranno la crescita. Gli elementi che potrebbero limitare questa tesi sono due: lo sviluppo tecnologico e l’arresto naturale della crescita demografica. Lo studio di Graham mostra che tutti i trend esistenti nel 1970 sono stati confermati nel periodo 1970-2000 (anche se ho qualche riserva sulla curva delle risorse non rinnovabili), ma l’esistenza di un punto di rottura rimane ancorato al nesso di cui sopra, sulla cui esistenza permangono gli stessi dubbi di prima. No?

  2. Non proprio. il primo elemento, lo sviluppo tecnologico, è stato uno degli argomenti più usati contro la tesi di LtG, e uno dei primi ad essere confutati. La ragione di base è che, anche se il progresso tecnologico potesse sfruttare al massimo ogni unità di risorsa naturale, in uno scenario BAU (che ricordiamolo, è di crescita costante e di crescente consumo di risorse) arriverebbe comunque, presto o tardi, il momento in cui mancherebbe la materia prima. E quando mancano le risorse, non c’è efficienza tecnologica che tenga. Lo stesso vale, tra l’altro, nel caso delle rinnovabili. Tutto lo sviluppo “verde” della Cina, per dire, si regge sul carbone. Per saperne di più:
    http://ugobardi.blogspot.it/2011/12/lirresponsabilita-di-essere.html

    Invece, non ho capito cosa intendi per “arresto naturale della crescita demografica”: se intendi quello che sta avvenendo nei paesi occidentali, considera che il loro peso è infinitesimale rispetto a Cina, India e altri paesi che stanno vivendo un’esplosione demografica.

  3. Ciao, bello il grafico delle previsioni di LTG ricalibrato con le REALTA’ accaduta…Meno male che non capivano niente…
    Ti allego due link.
    http://ilporticodipinto.it/content/il-collasso-globale-delleconomia-spiegato?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+IlPorticoDipinto+%28Il+Portico+Dipinto%29
    Questo ha un video interessante sul COLLASSO GLOBALE. Ricordo una fase di Joseph A. Tainter del 1988:
    “Il collasso, se e quando si ripresenterà, questa volta sarà globale. Non è più possibile che collassi una nazione sola. La civilizzazione mondiale si disgregherà nel suo complesso. I competitori che si evolvono allo stesso modo, collassano in modo simile.”

    Il secondo è sul Portogallo. Tutti parlano adesso della Grecia (le ondate emotive dei media sono aberranti), ma dimenticano il “piccolo Portogallo” fors ela prossima vittima delle TESTE PARZIALI.
    Ciao, molto interessante il grafico di LTG rivisto alla luce dei fatti realmente accaduti…meno male che erano TUTTI SBAGLIATI.
    Posso suggerirti due link?

    Il Primo è qui
    http://ilporticodipinto.it/content/il-collasso-globale-delleconomia-spiegato?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+IlPorticoDipinto+%28Il+Portico+Dipinto%29

    Troverai un interessante video sul COLLASSO GLOBALE DELL’ECONOMIA (scala planetaria).
    Mi sovviene una frase di Joseph A. Tainter, 1988:
    “Il collasso, se e quando si ripresenterà, questa volta sarà globale. Non è più possibile che collassi una nazione sola. La civilizzazione mondiale si disgregherà nel suo complesso. I competitori che si evolvono allo stesso modo, collassano in modo simile.”

    Il secondo è qui:
    http://www.linkiesta.it/portogallo-default-grecia

    Tutti si dimenticano del Portogallo che potrebbe essere la prossima Grecia, eppure lì, in Lusitania, hanno obbedito immediatamente ai diktat della BCE.

    E poi ti dico che sei nel blog roll del mio blogghetto!
    Daniela

  4. Credo che il collasso catastrofico sia la forma che l’umanità stia scegliendo per accettare l’esistenza dei limiti entro i quali può esistere.
    Ciò non significa automaticamente l’estinzione.

    Nella catastrofe c’è un fascino irresistibile, che manca nella quiete della consapevolezza applicata alla prosaica vita quotidiana.
    Millenni di storia umana sembrano confermarlo.
    In fondo tutti dobbiamo affrontare la catastrofe della propria morte individuale.

    In teoria non è nè l’energia che ci manca e nemmeno le materie prime, ma l’accordo fra tutti quanti sul modo di utilizzarle.

    Ma per trovare un accordo intrinsecamente complesso occorre tempo.
    Il tempo è ciò che ci manca, che visto con l’orologio degli scienziati galileiani può essere suddiviso in identici istanti di Planck,
    dieci alla meno quarantatreesima secondi, e quindi una quantità inimmaginabilmente grande, ma dal punto di vista e sopratutto per la sensazione d’attesa della casalinga di Voghera o del manovale di Battipaglia una sola ora impiegata a chiedersi lo scopo del proprio lavoro può essere lungo una stagione intera.
    Per accordarsi ci sarebbe tempo, ma bisogna accettare l’onere della scelta.
    E’ più facile lasciarla agli scaltri e comunque ad altri sui quali poi inveire per le nostre sciagure.
    Le attuali vicende politiche italiane insegnano a chi vuole imparare, molto di più che la lettura di corposi tomi di politica economia e finanza.

    Ritornrremo ad Itaca, ma non con la nave da crociera a prezzo di saldo.
    Un saluto, Marco Sclarandis

  5. Pilar Ackermann

    Molto accorto il commento di Marco Sclarandis. I saggi delle tribu’ del Nord America avevano previsto quanto sta succedendo, prima ancora dallo studio realizzato da Dennis Meadow…parlavano persino di salvare “le anime” del “popolo rosso” attraverso i tempi e spazi con il loro progetto “Midwiwin”, quando capirono, riunendo tutte le tribu’ oramai vinte dall'”uomo bianco”, venuto ad istallare il “cavallo di ferro”, che i loro tentativi per il sopravvivere erano morti definitivamente. I saggi avevano avvertito i guerrieri della loro sconfitta dovuta alla loro impazienza, zizania fra le diverse tribu’ e mancanza di accortezza di fronte alla superiorità tecnologica dei bianchi avidi…

    Pilar Ackermann

  6. Pingback: Last Call | Lou Del Bello

  7. Guardare in faccia ai limiti è complesso e spaventa l’uomo da sempre, ma i continui riscontri economici e ambientali delle tesi di LTg ci obbligano ad aprire gli occhi e imparare. Il nostro contributo alla diffusione degli sviluppi di LTg è il documentario ULTIMA CHIAMATA (www.lastcallthefilm.org), work-in-progress in uscita nel 2013. Ci auguriamo che il progetto susciti il vostro interesse e che vi iscriviate alla nostra newsletter per potervi aggiornare sulle iniziative legate al film e sulla campagna di attivismo che lanceremo a fine settembre. Grazie!
    ps.pagina Fb: LAST CALL ( clicca “mi piace” e i tuoi commenti)   

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