Perché Volunia mi ricorda l’Italia

Qualche giorno fa un caro amico ha ottenuto l’accesso a Volunia, il nuovo  social network e motore di ricerca firmato Massimo Marchiori, lanciato il 6 Febbraio scorso con una conferenza stampa che fin da subito destò perplessità e pettegolezzi. Un Google di serie b? Chi ne sentiva il bisogno? Ne abbiamo parlato per un po’, misurando pregi e difetti e concludendo che Volunia sembra solo una brutta copia dei motori di ricerca più famosi.

In realtà Volunia non era concepito come un motore di ricerca, ma come un metalivello. Lo spiega lo stesso Marchiori nella sua lettera d’addio al progetto, pubblicata pochi giorni fa, con la quale risponde alle giuste critiche circa l’impostazione, l’usabilità e la grafica della sua creatura.

In sintesi, Marchiori sostiene che nel tentativo di incontrare un largo pubblico, quindi di creare un vestito più commerciale al prodotto, la dirigenza di Volunia, di cui lui è solo direttore tecnico e non amministratore delegato, ne abbia travisato la struttura profonda.

Ma perché un informatico autorevole come lui ha permesso che tutto ciò accadesse, soprattutto dato che il progetto non potrebbe vivere senza il suo contributo?

“Sebbene fossi consapevole che lasciare la carica di Amministratore Delegato ad altri avrebbe potuto rivelarsi una scelta delicata da un punto di vista strettamente economico, ho accettato di impegnarmi in questo progetto perché quello che faccio nella vita – Volunia incluso – non ha lo scopo primario di “fare i soldi. Se il mio obiettivo fosse l’arricchimento personale, avrei da tempo abbandonato l’Università e l’Italia e accettato una delle offerte provenienti dall’estero. Mi sono invece immerso anima e corpo in questo progetto per la bellezza di far progredire il mondo del web, per il piacere di dare una scossa al futuro e fare qualcosa di utile. Ed anche per altri motivi, come quello di dare stimoli all’Italia, mostrare che si deve cercare di innovare, e non serve necessariamente scappare da questo Paese per farlo“.

Il tentativo non ha avuto buon esito. L’Italia, il mercato o forse solo i dirigenti di Volunia non hanno risposto allo stimolo del direttore tecnico.

Ma al di là delle difficoltà da risolvere, quello che servirà sarà anche avere una visione evolutiva di un progetto che nasce e vive nel Web: per avere successo in questo ambiente, bisogna vivere Web, respirare Web, sentire il cuore che batte nella rete.

Ed in tutto questo occorre essere rapidi, non perdere tempo, sapere cosa fare ed il modo migliore di farlo, prevedere cosa succederà, che problemi si presenteranno, che soluzioni adottare nel più breve tempo possibile. Nel frattempo “innovate or perish”, innovare o perire. C’è tutto questo nella Volunia attuale? In questa situazione e con queste premesse? Innovare… o perire…

E’ vero, in questo appello Marchiori tiene conto della natura unica e inafferrabile del web, ma nelle sue conclusioni ravviso un accento tristemente familiare. Mi è bastato un anno scarso in azienda per rendermi conto di come in questo paese un mausoleo di convenzioni obsolete, di sprechi sia economici che umani, possa essere considerato un’impresa di successo.

“Innovare o perire” è un messaggio che ancora in Italia nessuno raccoglie, ma che pagheremo presto. Lo pagheranno i nostri papà, che vedranno le loro creature sgretolarsi alla fine della strada intrapresa trent’anni fa. Ma lo pagheremo soprattutto noi, perché questo è il nostro momento e se ci viene tolto lo spazio che non sappiamo rivendicare non avremo una seconda occasione.

Per questo il titolo della lettera di Marchiori, “Perché lascio Volunia”, lo leggo “Perché lascio l’Italia”.

One response to “Perché Volunia mi ricorda l’Italia

  1. Interessante ma triste scoprire questi retroscena di Volunia. Non ho seguito il progetto, ma anche io credevo si trattasse di un semplice motore di ricerca, avevo letto così in giro… e in effetti, come dice nella sua lettera, l’avevo immediatamente scartato per la grafica e il fatto che Google va già benissimo.
    In Italia la situazione è raccapricciante. Credo che la società in generale sia ferma su un modello “patriarcale”, in cui i “vecchi” (anche considerati come vecchi metodi) governano a scapito dei giovani. Basta osservare anche solo la dimensione familiare: come possono i giovani in Italia crescere (in tutti i sensi), maturare un’indipendenza di pensiero e quindi iniziare davvero ad innovare?
    Concentrandosi sul web, si trovano tanti esempi paleolitici: basti pensare a quanto è sottovalutato il webmarketing, molte aziende non hanno una pagina web, una pagina Facebook. Poi ci sono casi del tipo Groupalia… Pazzesco. Un Paese in mano ai vecchi, con i giovani resi impotenti o amebizzati.

    Hai fatto la scelta giusta a prendere la porta per allontanarti da questa realtà, perché il futuro è veramente poco roseo laggiù.

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