Su quelli che hanno il picco facile

Qualche giorno fa ho letto un articolo su un sito che parla di petrolio, risorse e finanza. Nel post, che potete godervi nella sua versione integrale qui, si sostiene una tesi fondamentale: il prezzo del petrolio scende perché la produzione aumenta.

I motivi sostanziali di questo ritorno alla trivella sarebbero due: il primo è di ordine geopolitico, come nel caso della Libia “liberata”, che rappresenta un esempio di export land model, cioè un territorio che esporta le proprie risorse anziché consumarle.

La seconda ragione sarebbe “che in barba al picco e alle previsioni della meglio gioventù accademica e amante della bicicletta (che pedali e non rompa i maroni…), negli States si sta applicando la tecnologia usata per l’estrazione del Gas Naturale all’estrazione di Petrolio”.

i grafici che illustrano la teoria di RC sono questi:

Si vede come se sul lungo periodo la produzione resta a livelli bassi, nel breve e brevissimo periodo stia impennando verso l’alto. Questo grazie alle riserve di  shale oil (forse il più noto idrocarburo non convenzionale)

Il risultato: i prezzi sono bassi perché di petrolio ce n’è un sacco, i costi di estrazione sono alti ma si abbasseranno, e quindi il picco del petrolio non esiste/è talmente distante da non costituire una preoccupazione.

I problemi in questo discorso sono vari: innanzitutto, il “lungo periodo”, che tanto lungo non è. Ammettendo il fattore geopolitico come determinante diremmo che questa pacchia durerà ben poco, fino al prossimo conflitto.

Esiste il fattore EROEI, energy returned on energy invested, in parole povere l’efficienza energetica di una certa tecnologia estrattiva. Il non convenzionale ha sicuramente EROEI più bassa del petrolio convenzionale, ma evidentemente non così bassa da scoraggiare i produttori. Evidentemente conviene ancora, in un modo o nell’altro, produrre con queste tecniche.

Ma la produzione c’entra solo parzialmente.

Lo dimostra la bolla del gas che si è verificata nell’ultimo decennio in America, qui spiegata da Nicole Foss (la traduzione è di Massimiliano Rupalti):

Dato che i prezzi sono guidati da ciò che uno percepisce, non dalla realtà, questa montatura ha il potere di cambiare le dinamiche di un’industria, esagerandone in pratica i cicli di espansione e contrazione. La montatura ha portato ad una sensazione di abbondanza, come se il Nord America annegasse nel gas naturale. Il fastidioso fatto che questa percezione sia completamente sbagliata non altera il suo potere in relazione ai prezzi.

Le aziende di gas naturale che hanno giocato d’azzardo sul gas di scisti hanno fronteggiato dei prezzi così bassi – di gran lunga inferiori ai prezzi di produzione – che tutte quante hanno prodotto gas in perdita. Il rischio finanziario è aumentato drasticamente mentre le aziende affogavano nei debiti cercando di sopravvivere con i prezzi bassi creati da persone che credevano in una fantasia. Alla fine, le vittime degli imbrogli finanziari stanno emergendo. E’ molto probabile che ce ne saranno molte di più, man mano che le aziende che hanno cercato di tenersi a galla falliranno.

Abbiamo dunque da un lato alcuni grafici che ci mostrano la produzione secca, senza tenere conto né dell’EROEI né delle ricadute ambientali delle estrazioni (che sono imponenti, e costose: salute pubblica, clima, inquinamento delle acque potabili, perdita della biodiversità), dall’altro la dimostrazione di come i prezzi possono rispecchiare un’immagine non veritiera della produzione di un certo bene materiale.

I fattori in gioco sono molti, le ricadute ancora di più, e ancor più imprevedibili. Quello che mi interessa sottolineare, a fronte di questi pochi ma chiari concetti, è che discutere di picco guardando solo alla linea della produzione è come coltivare un orto pensando solo a ciò che si semina senza valutare le caratteristiche del suolo, le condizioni climatiche, i concimi usati.

(Questa ultima metafora agronomica è un tributo alla mia azienda che oggi ho salutato con grande malinconia, so che alcuni ex colleghi l’apprezzerebbero)

Sembra inutile puntualizzarlo, ma il picco non dipende dall’abbondanza di risorse, quanto dal costo complessivo (che in larga parte dipende dall’EROEI) della loro estrazione. Da ricordare quando certi “analisti” la fanno facile.

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