La strada di casa

Cercare casa in una città nuova è un po’ come inseguire l’amore. Puoi anche corrergli dietro ma alla fine ti prende alle spalle.

Ogni casa che vedi, guardi prima se ha tutte le cose a posto, poi cerchi di figurarti la vita tra quelle mura, immagini le foto che appenderai in camera e le cose con cui la arrederai per renderla un po’ meno squallida. Perché di solito le case di studenti e di gente povera fanno un po’ schifo, ma insomma dicono che la stanza perfetta non esiste, bisogna accontentarsi.

C’è la casa bella ma troppo costosa, che ti lascia un po’ quel pepe nei pantaloni, che forse tra qualche mese non riuscirai più a pagare l’affitto. E’ bella, ma non te la senti tua. Come si fa a chiamare casa un tetto che non ti fa viver tranquillo.

C’è l’appartamento di studenti spiantati, che costa poco. E fa molto Bohème, ma poi ti devi vaccinare per il tifo e condividere gli spazi comuni con i topi. Come ho sperimentato, devi anche chiudere a chiave la porta perché uno dei sette coinquilini, che non hai praticamente mai visto in faccia, potrebbe rubarti la roba.

Ci sono quelle case belle, ma dai muri muti.

Ci sono quelle case che sarebbero quasi perfette, ma ai coinquilini gli stai antipatico. Ce lo chiedevamo l’altro giorno, io e un compagno di corso. Chissà perché a certi gli fai subito una brutta impressione, certi ti prendono a fare il cameriere così a scatola chiusa, altri “ti faranno sapere” senza nemmeno averti visto in faccia.

Forse non era destino e io ultimamente ci credo abbastanza, al destino.

Poi all’improvviso qualcuno ti dice che c’è una stanza libera, la lascia un amico di amici. Costa poco, tanto che se non conoscessi chi te la affitta penseresti alla solita truffa (per inciso io ho rischiato di farmi rubare un migliaio di euro ancora prima di mettere piede a Londra).

Cercano proprio te; studente, ragazza, che direttamente o indirettamente conosca già uno degli inquilini.

Te la descrivono così bene che non ti sembra vero, e sulle prime dici che non puoi prenderla, che ormai hai lasciato la caparra per un altro posto, che si libera troppo tardi. Hai quasi lasciato perdere quando per caso scopri che quei muri hanno una storia speciale, portano l’impronta di una mano cara e lontana.

Vai a vederla, ed è proprio lei. Giusta in dimensione, giusta d’aspetto, non avrai nemmeno bisogno di appendere un sacco di cose ai muri, è già bella così, pulita, piena di memoria.

E così alla fine, anche a Londra ho ritrovato la strada di casa.

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