Soffiare sul castello di carte

Anche se sono molto pigra, e stasera particolarmente stanca, ci tenevo a scrivere due righe prima di un giorno tanto atteso come l’inizio dei corsi alla City.

Non so nemmeno da che parte prenderla, perché tanti sono i significati che questa cosa si porta appresso; umani, professionali e tutto quanto c’è in mezzo.

Oggi mi sento tranquilla, perché ormai mi abituata all’idea delle opportunità che ho di fronte. Mi sono ambientata, ho una casa decente, fiducia ed entusiasmo: sono pronta. Ma ricordo la me del passato, così tristemente uguale a tanti altri professionisti o potenziali tali del presente.

Mi ricordo le parole che sentivo di continuo e mi facevano sentire strana, come se fossi l’unica a pensare che così non andava bene e avevo il sacrosanto diritto di dirlo a voce alta.

L’Italia che mi ha stampato il biglietto aereo è piena di sussurri e strizzatine d’occhi, di voci che ti dicono devi essere più flessibile, devi essere paziente, devi resistere per amore della Patria.

L’Italia che lascio con un brivido di gioia è quella dei giornali che sono inutili fogli d’opinione, che raccontano storie personali di gente di cui non frega un accidente a nessuno. In queste redazioni la notiziabilità è cosa distorta e abbrutita, prona a quanto secondo chi comanda dovrebbe piacere alla gente.

In questo paese non sanno cosa voglia dire il fact checking, l’onestà intellettuale di lavorare con precisione e professionalità e l’umiltà di non mettere la firma.

Il giornalismo figlio degli intellettuali del Novecento, che vede confluire nel proprio stagno scrittori falliti, egocentrici sociopatici, tifosi che scrivono di pallone perché non sono riusciti a fare il calciatore, è un mondo che non mi appartiene.

Ma oggi non mi basta essermelo tolto dalle scatole, questo era solo il primo passo. Da ora in avanti, quello che bisogna fare è schiacciarlo con la nostra creatività. Siamo capaci di lavorare meglio di loro, non siamo più disposti a fare una cosa sbagliata solo perché ci viene ordinata, possiamo innovare e fare impresa producendo più valore e ricchezza di quanto chi tira i fili oggi potrà mai fare.

Cari colleghi, in Italia o all’estero, siamo nati in un periodo difficile, ma forse gli ostacoli più alti si parano davanti solo a chi può superarli. Sono convinta che possiamo distruggere questa dittatura dei dinosauri che ci impesta il futuro. Dobbiamo solo renderci conto che è possibile, che se l’hanno fatto altri possiamo riuscirci anche noi; il loro potere è un castello di carte che crollerà in un soffio.

Questo è il mio augurio alla me stessa di domani, e soprattutto a ciascuno di voi.

4 responses to “Soffiare sul castello di carte

  1. Un augurio splendido, che se mai si dovesse avverare avrà l’effetto di creare una nuova dittatura di dinosauri che staranno sulle palle a qualche nuovo creativo di turno.

    Non è per fare l’arrendevole, l’occhiolinatore o il sussurratore, beninteso. Non c’è modo di creare un’impresa, una ricchezza NEL sistema dell’impresa e della ricchezza, infischiandosene delle (o sovrastando le) correnti “impresa” e “ricchezza”. I soldi sporchi sono soldi sporchi. I clienti vecchi sono clienti vecchi.

    Se si parla di ideologie, invece, io ne sono un fan. Ma basta studiare la storia o leggere Orwell per capire che qualsiasi ceto medio, anche professionale, lotta eversivamente contro i vincoli imposti dal ceto alto e dalle baronie solo per diventare un giorno una nuova baronia.

    Sessantottini, punk anarchici, giornalisti intellettuali del ‘900… ma persino i rivoluzionari francesi (e possiamo andare indietro quanto vogliamo). Lottare stanca e una volta conquistato un posto finalmente dignitoso, ci si deve riposare: allora si diventa immobili, vecchi e faccendieri perchè le energie sono finite.

    Spero per te sia diverso, ma non si possono “cambiare le cose”. Si può solo “cambiare di continuo”. Quindi occhio alle false speranze, che creano sempre profonde delusioni: preparati a lottare tutta la vita, ti auguro sinceramente di averne le forze.


    Paolo

    • L’augurio è di instaurare una società civile in cui il ricambio generazionale è visto come un valore positivo e non come una guerra. Ci sono paesi in cui le persone anziane o mature non “cedono il passo”, ma lasciano spazio a chi sta crescendo trovando una propria e nuova dimensione nel mondo del lavoro. Cosa che in Italia vedo accadere ben poco.
      Un esempio tra tanti, fenomeno che ho visto accadere milioni di volte: nella mia azienda c’erano tre dirigenti, due dei quali in pensione da anni, che però percepivano regolare stipendio (alto, chiaramente, e con numerosi benefit). Altri dipendenti “nuovi”, prevalentemente giovani, venivano da anni tenuti a contratto falso progetto per risparmiare quei pochi euro di contributi. Questo può essere solo un esempio, ma sappiamo benissimo che in Italia è la prassi.

      • Lo è perchè per l’aristocrazia lavorare non è faticoso che andare in pensione e garantisce più benefit. Permette di tenere le redini del potere, evitare la galera, piazzare famigliari.

        Ciò che intendo è che i giovani che oggi vogliono dignità, equità e benessere, dovessero lottare per averli, li consegnerebbero come eredità ai propri figli, i quali, dandoli per scontati, ne abuserebbero come nella storia è sempre successo. Come far capire alla nuova generazione il costo di ciò che ha? Facendoglielo guadagnare, oppure… ?
        Si possono tramandare i valori e farli rispettare per paura, come fa la religione. Oppure si lascia che ogni generazione esperisca per suo conto perchè (e qui sta il dramma) l’esperienza non si può tramandare.
        Se hai figli dovresti già averlo visto.

        Ripeto: mica scrivi idiozie, anzi!!! Preparati però a lottare per sempre, a far rispettare i tuoi diritti scendendo in strada e affilando ghigliottine. E’ così che i cittadini altrove guadagnano democrazie che funzionicchiano, com in Francia, Islanda e compagnia bella.
        I paesi attualmente ricchi non li conto perchè non è mai dall’agio che nasce la rivoluzione, come ben sappiamo noi italiani.

  2. (scusa li errori di battitura)

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