Climate and global issues

RIO+20, le pagelle del WWF

Articolo apparso su Sottobosco.info in data 9 Marzo 2012

La prossima Conferenza Internazionale per lo Sviluppo Sostenibile non sarà solo un vertice che tirerà le somme di quanto fatto finora per ridurre l’impatto delle attività umane. Sarà una chiamata all’azione per tutte le associazioni e le comunità internazionali e locali; il momento di ripensare il concetto di sviluppo nella vita quotidiana e nelle politiche amministrative.

Proprio pensando alla conferenza del prossimo 20-22 giugno, WWF (World Wildlife Fund) ha prodotto alcune schede di approfondimento che meritano di essere riassunte e rilanciate.

Tra le proposte rivolte alle imprese, c’è l’invito a indirizzare le politiche di approvvigionamento verso l’adesione a standard di sostenibilità e schemi di certificazione riconosciuti a livello internazionale, quali ad esempio FSC. Ove possibile, si invitano le imprese a ridurre la domanda di risorse, mediante l’efficienza tecnologica e la riduzione degli sprechi.

Anche le istituzioni dovranno impegnarsi nella transizione verso un mondo low carbon; a questo scopo il WWF invita innanzitutto a sensibilizzare il cittadino e sostenere i sistemi di produzione locale sostenibile.

A questo scopo si dovranno sviluppare standard volontari relativi all’uso delle risorse e alle pratiche di management che hanno ricadute ambientali. L’idea è quella di “definire e sviluppare iniziative dirette ai distretti industriali come un insieme organico, con il coinvolgimento di associazioni imprenditoriali e società civile”.

Oltre alla carta degli impegni, WWF propone anche un’analisi di filiera sull’impatto delle maggiori commodities, come l’olio di palma, il cotone e il caffè.

Nel 2008 l’Italia ha importato 720mila tonnellate di olio di palma greggio, impiegato per usi alimentari, cosmetici e come materia prima per i biocarburanti. Circa il 71% del materiale che importiamo proviene dall’Indonesia, il resto da Malesia, Thailandia, Nuova Guinea. Gli impatti ambientali e sociali di questa filiera produttiva sono ingenti, e vanno dalla perdita di habitat, all’inquinamento delle acque, al land grabbing.

Tra le principali aziende italiane che operano nel mercato globale dell’olio di palma ci sono l’ENI, l’Unigrà di Conselice (RA), Ferrero, Barilla e Bauli.

Il fardello ecologico legato alle produzioni italiane di caffè è invece di circa 1400 milioni di metri cubi di acqua all’anno, 4 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti, 1,6 milioni di ettari di suolo. I principali danni ambientali e sociali sono simili a quelli legati all’olio di palma: taglio delle foreste pluviali, rischio di estinzione per rinoceronte di Sumatra, elefante indiano e tigre di Sumatra. Per produrre un kg di caffè, spiega la nota del WWF, sono necessari 12-14 metri quadrati di terra arabile, mentre sono circa 10 milioni gli ettari di terra destinati globalmente alla coltivazione del caffè.

Per quanto riguarda il cotone, nel 2009 l’Italia ne ha importate circa 670mila tonnellate, cioè il 10% dell’inport mondiale. I danni principali legati alla filiera del cotone sono il consumo ingente di acqua ed energia, e l’uso di pesticidi altamente inquinanti. I più usati sono fertilizzanti azotati sintetici che hanno un alto impatto non solo sull’ambiente ma anche sulla salute umana: ogni anno si stimano circa 20mila morti.

Rio+20 sarà l’occasione per fare un bilancio di tutti i fattori in gioco, dalle azioni locali ai mercati globali. Tanti sono stati i momenti in cui la comunità mondiale ha riposto le proprie speranze per un cambio di rotta efficace, dalle ultime Conferenze delle Parti in avanti. In molti casi, questi summit internazionali si sono conclusi con un nulla di fatto: invertire questa tendenza è la grande sfida a cui va incontro la prossima Conferenza Internazionale per lo Sviluppo Sostenibile.

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