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Last Call

“C’era una volta un uomo che inventò gli scacchi. Il re ne fu così entusiasta che gli offrì un premio.

L’uomo, che era molto saggio, disse al re che avrebbe voluto solo un granello di riso per il primo quadrato della scacchiera, due per il secondo, quattro per il terzo e così via, raddoppiando la quantità di granelli per ogni quadrato della scacchiera.

Il re acconsentì, ma alla fine del gioco dovette abdicare perché non c’era abbastanza riso nell’intero regno. Questa è la natura della crescita esponenziale, e la nostra scacchiera è il Pianeta Terra“.

La crisi globale a cui stiamo assistendo dà ragione allo scenario descritto nel 1972 dal rapporto Limits To Growth. Oggi questa storia la racconta un film, Last Call, presentato in anteprima al Festival Cinemambiente di Torino.

Something about the future

A volte trovare il coraggio di fare qualcosa di nuovo e un po’ rischioso mette simpatia alla sorte. Mi sono intrufolata all’EMB2012, convegno europeo dedicato alle biotecnologie ambientali, con la sensazione di parlare una lingua aliena in mezzo a tutte quelle formule incomprensibili che sembravano chiarissime al resto del mondo.

Grazie al cielo non ci è voluto molto per ambientarmi, fare domande stupide, approfittare dalla curiosità degli organizzatori verso la mia piccola telecamera. Così in due giorni di lavoro serratissimo sono riuscita a collezionare molti spunti e alcune videointerviste.

Quella che mi rende più contenta, anche se come vedrete la qualità dell’inquadratura lascia a desiderare, l’ho fatta a Willy Verstraete, dell’Università di Gent, in Belgio.

Con lui ho parlato di futuro, di società resiliente, di crisi, della necessità della scienza di aprirsi alla società abbracciando una forma di ricerca più olistica.

Per questo piccolo ma prezioso ricordo (e per tante altre cose, ma è un’altra storia) devo ringraziare Andrea, che mi ha placcata esclamando “Devi assolutamente intervistarlo, ha aperto la sua presentazione menzionando Limits to Growth!”.

 

 

Special thanks to Cristiano che ha ripreso questo video su Transition Italia.

The Limits to Growth, 40 anni e non sentirli

Lo studio, realizzato nel 1972 da un team di ricercatori del MIT guidati da Dennis Meadows, ha vissuto nelle ultime decadi una storia di alti e bassi.

Commissionata dal Club di Roma, la ricerca presentava una proiezione integrata del futuro dell’umanità tenendo conto di una serie di modelli predittivi relativi a cinque parametri fondamentali: popolazione, produzione di cibo, produzione industriale, inquinamento, consumo delle fonti non rinnovabili. Questo celebre grafico ne illustra i risultati:

La tesi generale emersa dallo studio sostiene che se l’attuale tasso di crescita della popolazione, dell’industrializzazione, dell’inquinamento, della produzione di cibo e dello sfruttamento delle risorse continuerà inalterato, i limiti dello sviluppo su questo pianeta saranno raggiunti in un momento imprecisato entro i prossimi cento anni. Il risultato più probabile sarà un declino improvviso e incontrollabile della popolazione e della capacità industriale.

Dopo un periodo di interesse seguito alla sua pubblicazione, che ha fatto di Limits to Growth (LtG) una pietra miliare nell’ambito degli studi sistemici sulla sostenibilità, negli anni ’80 e ’90 il rapporto fu duramente criticato, e ne fu negata la credibilità scientifica.

La critica più nota, presentata tra gli altri da alcuni premi Nobel, sostiene la capacità dell’uomo di dotarsi di tecnologie in grado di risolvere la crisi energetica e demografica.

Solo negli ultimi anni l’interesse verso LtG sembra essersi riacceso, anche a fronte della crisi economica che ha messo in luce le debolezze del nostro sistema di sviluppo. Alcune tra le ultime pubblicazioni che lo riprendono sono di Graham Turner (2008) e Ugo Bardi (2011).

In particolare, lo studio di Graham prende in esame i modelli proposti dal team di Meadows e li incrocia con i dati effettivamente raccolti negli ultimi 30 anni. Ecco il risultato (grafico pubblicato su Smithsonian):

Facendo clic sulla figura per ingrandirla, si vede come gli andamenti osservati nell’ultimo trentennio (riga piena) corrispondano in modo sorprendente al modello dei ricercatori del MIT nel 1972 (riga puntinata). Possiamo concludere che le previsioni per i prossimi decenni, in uno scenario business as usual, siano più verosimili di quanto molti detrattori abbiano sostenuto finora.

Già nel 1972 la ricerca sosteneva che la mitigazione del rischio fosse possibile, e sottolineava il ruolo significativo delle politiche di governo nazionali e internazionali per scongiurare il pericolo di un tracollo brutale e la perdita di molte vite umane. Lo shock energetico avrebbe comunque avuto luogo, ma in base ai provvedimenti dei governi avrebbe potuto essere più o meno grave.

Dall’epoca della prima pubblicazione di LtG, poco o nulla è stato fatto in termini di mitigazione, e oggi i risultati della crisi cominciano ad assumere un aspetto terrificante. Ecco cosa si legge oggi sul Fatto Quotidiano. E stando a quanto dice Loretta Napoleoni, ma ormai è sentire comune, il problema non è solo della Grecia.

A quarant’anni dalla sua prima pubblicazione, dunque, il rapporto Limits to Growth ha ancora molto da insegnare. Forse ora, con un ritardo che per alcuni è già irreparabile, qualcuno comincerà a pensarci sopra.

Da leggere:

Graham Turner (2008). “A Comparison of `The Limits to Growth` with Thirty Years of Reality”. Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO)

Ugo Bardi (2011). “The limits to growth revisited”. Springer editions.