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Gestione della crisi

Ecco una cosa che mi è successa oggi pomeriggio e mi ha fatto divertire molto: durante un’indagine, ho involontariamente seminato il panico tra i miei intervistati.

Sto lavorando a un approfondimento sulla gestione del personale in alcune grandi associazioni no-profit, e ho raccolto alcune testimonianze.

Stamattina ho chiamato l’addetta stampa di una di queste grandi associazioni, che chiameremo Pigreco. Ho spiegato che volevo fare un approfondimento sulla loro politica del personale, e ho chiesto di poter parlare con qualcuno. Mi ha dirottata alla sezione generale per le risorse umane. Nel frattempo mi arriva una delle testimonianze che avevo richiesto, da parte di una ragazza che ha lavorato per Pigreco e riferisce di sfruttamenti da terzo mondo.

Così, quando un’ora fa parlo con la responsabile delle risorse umane, sono in grado di citare le cose dette dalla mia testimone, spiegando che comunque le dovrò usare (pur specificando che si tratta della parola di un singolo) e che quindi è nel loro pieno interesse commentarle o smentirle per tempo. Mi risponde che lei lavora lì da pochi mesi e che non sa niente (!?).

Riaggancio, e non passa un minuto prima che mi telefoni l’addetta stampa del mattino che mi aggredisce dicendomi che “sono scorretta”, che “a lei non avevo parlato di una testimone”, che “avevo spaventato la responsabile delle risorse umane” (!?).

Le ho spiegato con calma che non avevo citato la testimonianza perché mi era arrivata pochi minuti prima. Si è sdilinquita in ringraziamenti per la mia sollecitudine nel contattarli.

Qualcosa da nascondere?

Come funziona un buon ufficio stampa

Innanzitutto: non come quello del Ministero dell’Ambiente. Per il quale nei mesi ho sviluppato un’antipatia viscerale. Esistono due tipi di ufficio stampa: quello che organizza e facilita la comunicazione di un dato ente o soggetto con i media, e quello che ha il preciso compito di filtrare, o più appropriatamente bloccare la comunicazione con i giornalisti.

Incappare in questo tipo di ufficio stampa, che peraltro in Italia va per la maggiore, è una delle esperienze più irritanti che possano capitarti nella vita. Per questa ragione, ogni volta che ho bisogno di contatti o informazioni mi guardo bene dal rivolgermi all’area stampa.

Un caso studio classico è il sopracitato Ministero dell’Ambiente, con il quale ho avuto la disgrazia di interagire (o meglio tentare di farlo) più volte. La conversazione standard con l’ufficio stampa: “Buongiorno, sono taldeitali, scrivo per taldeitali e avrei bisogno di falahlaha”. “Ahhhhh guardi, io non posso dirle niente, bisogna che prima senta il portavoce. Il portavoce comunque non c’è mai, e non risponde mai al cellulare. Forse dopo torna, non so, o forse domani. Riprovi più avanti”. Riprovo più avanti, per otto o nove volte. “Senta, non potrebbe almeno mandarmi un comunicato?” “Ahhhhhh guardi, io non posso mandarle nessun comunicato senza l’approvazione del portavoce. Il portavoce comunque non c’è mai, e non risponde mai al cellulare. Forse dopo torna, non so, o forse domani. Riprovi più avanti”. Penso sia superfluo, per tutto il resto del mondo, osservare che i comunicati stampa vengono prodotti con l’avallo delle fonti ufficiali, e che quindi non dovrebbero essere approvati prima di essere spediti. Comunque.

Due giorni fa mi è capitato di dover fare un’intervista al portavoce del Commissario Europeo per l’ambiente. Avevo due numeri: il suo diretto e quello dell’addetta stampa. Forte della mia esperienza, mi accingo a contattare l’addetta senza alcuna speranza, così, per pura formalità. E’ facile immaginare la mia sorpresa quando nonostante il mio inglese maccheronico l’addetta mi abbia dato la sua disponibilità a fissare un appuntamento negli orari che preferivo. E mi abbia mandato poi una mail con una quantità di materiale utile, e il cellulare del portavoce. Che si è fatto trovare e ha risposto cortesemente alle mie domande, senza apparentemente rilevare l’inglese stentato.

Sogno o son desta? O semplicemente le istituzioni non hanno ancora capito che parlare coi giornalisti conviene a tutti, a meno che non si abbia qualcosa da nascondere?